La FIFA degli sponsor

La Fifa degli sponsor

Sony, Emirates, Continental, Johnson&Johnson e Castrol. Sono questi i nomi degli sponsor che tra novembre e dicembre hanno lasciato la FIFA, due di prima fascia e tre di seconda: «I cicli finiscono – ha sottolineato il direttore del marketing FIFA, Thierry Weil – a maggior ragione nell’industria dello sport, in particolare per quella legata alla commercializzazione della Coppa del Mondo. Continental, Johnson&Johnson e Castrol, per esempio, avevano il contratto in scadenza al 31 dicembre 2014». Una difesa d’ufficio che non scaccia le nubi che si sono addensate sul massimo organismo del calcio mondiale dopo il rapporto di Michael Garcia sulla corruzione, documentata ma non sanzionata, relativa all’assegnazione dei Mondiali del 2018 in Russia e del 2022 in Qatar. Rapporto che molto faticosamente è stato reso pubblico dopo le dimissioni dello stesso Garcia. Il deputato conservatore inglese, Damian Collins, che sta lavorando per un nuovo governo del football planetario, vede in questi fine rapporto la certificazione che la FIFA è diventata un «marchio tossico», dal quale prendere le distanze.

Proprio Hyundai, Sony Visa e Adidas hanno chiesto e ottenuto un’inchiesta approfondita sulle accuse di corruzione rivolte alla FIFA: «Il tenore negativo del dibattito pubblico non è un bene né per l’immagine del calcio, né per l’istituzione, né per i partner commerciali», ha fatto sapere l’Adidas in una nota. Secondo Lionel Maltese, consulente in marketing sportivo e docente alla Kedge Business School le ragioni di questi abbandoni possono essere molteplici: «Visibilità, interazione con il target di riferimento. Cose che la Coppa del Mondo offre più di altre manifestazioni e che la Coca-Cola, per esempio, ha saputo sfruttare meglio di altri. Però, un’azienda comunica anche dei valori e se la reputazione della FIFA vacilla cresce la volontà di allontanarsi». Maltese ha preso anche in considerazione l’idea che la Russia e il Qatar non siano Paesi particolarmente appetibili per alcune aziende.

In Brasile, 2014, i diritti pubblicitari hanno valso alla FIFA 297 milioni di euro contro i 440,5 per quelli televisivi. Un esodo di sponsor potrebbe essere fatale, un po’ come quello che è accaduto nel 2013 per la Fondazione Lance Armstrong, dopo l’ammissione pubblica del ciclista statunitense di essersi dopato. Intanto, però, gira voce che Samsung e Qatar Air potrebbero sostituire Sony e Emirates; nel 2013 la FIFA ha raggiunto un accordo con Gazprom per il 2018, Kia ha firmato fino al 2022 e Adidas fino al 2030. Margini che al momento mettono al riparto da rischi di default economico. Il default politico, invece, è sotto gli occhi di tutti. E se questi abbandoni fossero una pressione su Joseph Blatter in corsa per il quinto mandato? Il 29 maggio a Zurigo se la dovrà vedere contro il principe giordano Ali Bin Al Hussein, l’olandese Michael van Praag e il portoghese Luis Figo. Allora ne sapremo un po’ di più.

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