La scommessa vinta del soccer

Australia

L’Australia ha vinto la Coppa delle nazioni asiatiche per la prima volta nella sua storia. Ha battuto la Corea del Sud 2-1 ai tempi supplementari nell’Australia Stadium di Sydney, grazie ai gol di Massimo Luongo e James Troisi, dopo che i sudcoreani avevano pareggiato al novantunesimo, roba da abbattere un elefante, ma non i canguri che questo successo l’hanno voluto, inseguito e costruito con pazienza e sagacia. Fino al 2005, infatti, l’Australia era membro dell’OFC, la confederazione dell’Oceania, vincendone quattro volte la coppa e arrivando due volte seconda. L’unica partecipazione al Mondiale risaliva al 1974, un pareggio, due sconfitte, cinque gol subiti e zero fatti. D’altra parte giocare contro Nuova Zelanda, Nuova Caledonia, Vanuatu, Figi, ecc. non è il massimo per acquistare la necessaria competitività da spendere poi nei tornei internazionali più importanti. Così nel 2006 la decisione della locale federazione, divenuta la Football Federation Australia, di affiliarsi all’AFC, Asian Football Confederation.

Ha partecipato a tre fasi finali della Coppa d’Asia, conquistando un quarto di finale nel 2007, perdendo la finale di Doha contro il Giappone di Alberto Zaccheroni nel 2011 e vincendo quest’anno contro la squadra che l’aveva sconfitta nella prima fase della manifestazione. L’Australia si è qualificata agli ultimi tre mondiali, nel 2006 è stata eliminata dall’Italia negli ottavi di finale, nel 2010 e 2014 è andata fuori al primo turno, in Brasile perdendo tutte e tre le partite. Per capire meglio il significato di questa prima vittoria in una vera competizione internazionale bisognerebbe rivedere l’azione del gol del 2-1; con quanta determinazione Tomi Juric, subentrato al 63’ a Tim Cahill, ha lottato su quel pallone alla fine del campo, cadendo, rialzandosi, resistendo a due avversari, saltandone un terzo e mettendo in mezzo la palla che Troisi ha buttato dentro dopo la respinta del portiere, scatenando una gioia pazzesca nel pubblico e nei compagni di squadra.

Per l’Australia questa coppa vale un Mondiale, perché è il frutto della caparbietà, di una scommessa su uno sport che ha dovuto scalare le classifiche della simpatia nazionale, un centimetro alla volta, per entrare nel cuore degli australiani, più del campionato che ha cercato in Alessandro Del Piero un facile testimonial. Come ogni Paese anglosassone che si rispetti è la Rappresentativa che richiama colori e passioni ed è intorno a lei che una nazione si è coagulata per accompagnarla verso questo titolo. Il Commissario tecnico Ange Postecoglou ha dichiarato che d’ora in avanti alcun traguardo sarà precluso ai canguri, adesso che hanno rotto un tabù, adesso che non sono più solo campioni di un continente che territorialmente potevano rappresentare da soli. Il prossimo step è la Confederations Cup che si giocherà in Russia nel 2017, ma ci sarà anche da qualificarsi per quel Campionato del Mondo, traguardo al quale i Socceroos non vogliono arrivare impreparati e al quale giungeranno con nuova consapevolezza e un’autostima sconosciuta. Guardateli in faccia, scoprirete dei giocatori di calcio con gli occhi di tigre, anzi di canguro.

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