Villa del Parque, il quartiere del calcio argentino

Social y Deportivo Parque

Terra di gesuiti, all’inizio del Novecento divenne sede delle facoltà di agraria e veterinaria, insieme con una fattoria modello e la scuola di agricoltura. Inizialmente denominata Ciudad Feliz ha preso infine il nome di Villa del Parque e come quartiere di Buenos Aires vede risalire la sua fondazione al 1908. Vicino alla ferrovia c’è la sede del Gimnasia y Esgrima de Villa del Parque, polisportiva, che esprime una delle squadre di basket più importanti d’Argentina. A pochi isolati, lungo la strada Marcos Sastre (scrittore ed educatore argentino di origine uruguaiana, vissuto nell’Ottocento), sorge la sede del club Social y Deportivo Parque, fondato il 25 maggio 1949, che ha una squadra di calcio a 5 in seconda divisione e da sempre è fucina di talenti. Da qui sono passati Fernando Redondo, Esteban Cambiasso, originario dell’omonimo quartiere, Juan Pablo Sorin, Fernando Gago, Juan Roman Riquelme, Federico Insua e tanti altri; anche Diego Armando Maradona ha calpestato questi sentieri.

Nella società crescono ragazze e ragazzi attraverso un lavoro enorme che gli istruttori fanno, sia dal punto di vista sportivo che umano, nel solco della migliore tradizione dilettante italiana. Questo non gli ha impedito di crescere giocatori di grande talento, tanto che negli anni Novanta il club fu sospeso dal campionato FAFI, considerato il torneo maggiormente competitivo dei settori giovanili, il motivo? Le squadre del Social y Deportivo Parque erano troppo forti rispetto agli avversari, erano fuori categoria e come tali furono trattate. Al 3268 di Marcos Sastre si formano bambini e adolescenti inseguendo un pallone, i genitori fanno la fila per iscrivere i propri figli alla escuela de baby futbol, perché come dice uno degli ex istruttori più famosi, passato poi al Boca Juniors, Ramon Maddoni: «Quello che s’impara lì non si dimentica più e se non apprendi in quel momento difficilmente lo potrai fare più avanti», sintetizzando la filosofia di quella che è stata denominata la fabbrica dei crack, cioè dei top player argentini.

Sono più di 400 i ragazzi che gravitano intorno al Social y Deportivo Parque, tra calcio a 5, calcio a 11 giovanile e pelota al cesto, sorta di basket di origine argentina prettamente femminile. Negli anni Ottanta l’accordo economico con l’Argentinos Juniors garantiva entrate importanti, tremila pesos mensili per ogni giocatore che passava alle giovanili biancorosse. Come i fratelli Batista, Leonel Gancedo, Diego Cagna, Diego Placente e tanti altri. Accordo che è durato per un po’ e che era abbastanza soddisfacente per tutti.

Con l’avvento di Mauricio Macri alla presidenza del Boca Juniors le cose, però, sono cambiate. Macri ha fatto in modo che il Social y Deportivo Parque rompesse le relazioni con l’Argentinos Juniors e stipulasse un contratto che prevedeva una mensilità superiore del 300% e il 5% sulla vendita futura del giocatore ad altro club professionista. Cifre irrinunciabili e uno strappo che portò agli xeneizes Nicolas Gaitan, Lucas Viatri, Cristian Erbes, così come Carlos Tevez, alcuni dei quali formatisi proprio con l’Argentinos Juniors. Strappo che ha avuto un costo, per i calciatori, infatti, che sono passati direttamente al Boca la società di Villa del Parque non ha visto un pesos, un esempio? Riquelme. Ma nemmeno quando gli xeneizes hanno ceduto Tevez al Corinthians e Fabricio Coloccini al Milan.

Nel frattempo i dirigenti del 3268 di Marcos Sastre avevano deciso di ampliare le strutture del club, ma i soldi faticavano ad arrivare perché i pagamenti dai club europei a quelli argentini erano dilazionati negli anni, così la percentuale che spettava al Social y Deportivo Parque, tanto da accumulare debiti per interessi del 40% sulla cifra pattuita con la società costruttrice.

La famiglia parquense, molto legata al quartiere di appartenenza, ha dovuto fare così fronte a importanti perdite economiche, vendendo parte degli immobili per poter continuare la propria attività con i ragazzi. Hanno cercato di coinvolgere tutti gli ex giocatori, molti dei quali diventati famosi, che a parole hanno sempre elogiato e considerato Villa del Parque la loro seconda casa, ma alla fine solo Cesar La Paglia ha fatto qualcosa di concreto per non vedere chiudere un punto di riferimento per tutti i ragazzi e le ragazze di Buenos Aires, non solo del quartiere. Sono poi stati coinvolti Juan Pablo Sorin ed Esteban Cambiasso per formare un consiglio direttivo che possa portare il club nel futuro, oltre le glorie del passato e fuori da una condizione economica difficile, come d’altronde quella dell’intero Paese. Il Social y Deportivo Parque non deve morire.

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