La Coppa di Anconetani

Romeo Anconetani

Tensioni Usa-Iran, riordino dei conti dello Stato, nuovi sistemi antivirus per i dati registrati su sistemi informatici. Se non fosse per la musica, «I don’t want your love» dei Duran Duran, «A Groovy kind of love» di Phil Collins e «Tell me» di Nick Kamen i singoli più venduti, per le sottoculture giovanili, dai paninari ai dark, e per il Milan che vince lo scudetto con Arrigo Sacchi in panchina, sarebbe difficile credere che siano passati trent’anni da quel 1988. Il 29 maggio l’Italia elegge i consigli di 1.200 comuni, registrando l’avanzata della Dc, del Psi e, nel Nord, della Lega lombarda; siamo in pieno pentapartito, con De Mita presidente del Consiglio.

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È in questo contesto che il 30 maggio all’Arena Garibaldi (oggi anche Romeo Anconetani) il Pisa guidato da Giuseppe Materazzi vince la sua seconda Mitropa Cup battendo in finale gli ungheresi del Vaci Izzo Munkas per 3-0, con reti di Cecconi, Sclosa e Bernazzani. Quando i club italiani dominavano in lungo e in largo in Europa, conquistando tutte le competizioni possibili e una squadra di provincia come quella nerazzurra si poteva permettere di assurgere alla gloria continentale. Erano gli anni di Anconetani presidente, che aveva acquistato il club nel 1978 per 300 milioni di lire, lasciando fino al 1982 la presidenza al figlio Adolfo per via della radiazione per il coinvolgimento in un illecito sportivo, radiazione amnistiata per la vittoria dell’Italia al Mondiale spagnolo. Da dirigente aveva introdotto la prevendita ai botteghini dei biglietti e istituito i treni speciali per i tifosi, giornalista, mediatore, diciamo quasi inventore della figura del procuratore («Signor 5%»), grande conoscitore di calciatori, aveva costruito un database personale con le schede di 40.000 giocatori, prima solo italiani, poi anche stranieri.

giuseppe materazzi

Con lui il Pisa, dopo la gloria degli anni Venti, trova la serie A nell’estate dell’82, finendo terzo dietro al Verona e a pari punti con la Sampdoria nel torneo cadetto. Iniziando un’altalena che durerà fino al 1991, con l’ultimo campionato in A (sei in totale). Ingaggiando, soprattutto, stranieri di grande avvenire, come il danese Klaus Berggreen, l’olandese Wim Kieft, campione d’Europa con l’Olanda proprio nel 1988, il brasiliano Dunga, futura bandiera della Fiorentina e campione del mondo col Brasile nel 1994, l’altro olandese Mario Been, il belga Francis Severeyns, gli argentini Chamot e Simeone, l’altro danese Henrik Larsen, campione d’Europa con la Danimarca nel 1992. Tutti inseriti in una rosa d’italiani dotati soprattutto di grinta e determinazione, capaci di far tremare le grandi del calcio italiano quando scendevano in Toscana.

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La Mitropa Cup era stata ideata da Hugo Meisl, il Ct del Wunderteam austriaco, quando era segretario della locale federcalcio, per la precisione accadde a Venezia il 17 luglio del 1927. Era l’antesignana della Coppa dei Campioni, che coinvolgeva i Paesi calcisticamente più forti dell’Europa Centrale, Austria, Cecoslovacchia, Jugoslavia (sostituita dall’Italia a partire dal 1929) e Ungheria. In quell’epoca fu vinta due volte dal Bologna. Nel dopoguerra, rientrata la Jugoslavia, perse importanza, ma non il fascino che trascinò il Bologna a vincere la terza e la Fiorentina la prima. Nel 1979 divenne una specie di Champions League di serie B, dedicata alle neopromosse e le italiane dominarono con Udinese, Milan, Ascoli, Bari, Torino e due volte il Pisa, nel 1986 con Vincenzo Guerini e, appunto, nel 1988 con Giuseppe Materazzi, entrambi in partenza: il primo sostituito da Luigi Simoni, il secondo da Bruno Bolchi. La prima coincise con la retrocessione in B, la seconda con la salvezza raggiunta grazie alla doppietta di Faccenda contro il Torino, per questo festeggiata con maggiore trasporto.

mitropa cup

La formazione che affronta la manifestazione europea ha perso Dunga, passato alla Fiorentina, e ha i suoi punti di forza nel portiere Nista, nel difensore Faccenda, nei centrocampisti Dolcetti, Sclosa e Cuoghi (che farà faville col Parma di Nevio Scala), nell’attaccante Cecconi. Giocò titolare anche Mario Been, appena arrivato, un modo per testare subito il talento del neo acquisto. La formula era semplice, sei giorni di torneo, due gironi. Nell’A c’erano Pescara, Vaci Izzo e Slovan Bratislava; nel B Pisa, Rakoczi e Vojvodina. Pisa e Pescara che la stagione precedente avevano vinto il campionato di B a pari punti.

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Il 24 maggio, tra l’entusiasmo dei pisani, i nerazzurri affrontano gli ungheresi del Rakoczi, dopo un primo tempo equilibrato Been sale in cattedra e al 49’ Bernazzani porta in vantaggio i padroni di casa che chiudono il conto al 65’ con Cecconi. Il Vojvodina, però, gliene fa tre e così nello scontro diretto il Pisa non si può accontentare del pareggio. Il 27 maggio la partita è ostica e il gol di Cuoghi al 15’ apre e chiude il match, grazie a un’attenta fase difensiva sulla quale s’infrangono inutilmente gli attacchi slavi. Nell’altro girone, invece, terminano tutte a pari punti con il Vaci Izzo che passa grazie alla differenza reti e a un rocambolesco 6-0 contro lo Slovan Bratislava; marmellata ceca?

pisa

In finale il Pisa si presenta con Nista, portiere dell’Under 21, in porta, Cavallo, Dianda, Faccenda e Bernazzani in difesa, Sclosa, Cuoghi e Caneo nel mezzo, Been e Dolcetti sulla trequarti, Cecconi unica punta, oggi diremmo ad albero di Natale. È una gara a senso unico nella quale il Pisa assesta il colpo del ko nel giro di tre minuti, Cecconi al 33’ e Sclosa al 36’ segnano il 2-0 che spegne le resistenze ungheresi. Tanto fu il dominio che al 75’ il difensore Bernazzani si prese il lusso di segnare il definitivo 3-0. Mentre Materazzi concesse la standing ovation a Been e a Nista. I nerazzurri terminarono la manifestazione alzando la coppa con sei gol fatti e zero subiti, uno dei marchi di fabbrica del calcio tricolore. Qualche settimana più tardi la bella Italia di Azeglio Vicini arriverà terza all’Europeo tedesco, dopo aver fatto vedere un buon calcio. Erano gli anni di Vialli e Mancini. Erano gli anni del Pisa di Anconetani che vinceva la Mitropa Cup, un apriporta di tutte le coppe europee di cui il calcio italiano farà incetta negli anni Novanta.

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