Doosan FC, felici e perdenti

Dove comincia il giorno americano. Questo è il motto dell’isola di Guam, la più grande delle Marianne, nell’Oceano Pacifico. Conosciuta come Territorio di Guam, nella lista dell’Onu dei territori non autonomi e territorio non incorporato dipendente dagli Stati Uniti, che qui hanno una base militare tra le più importanti del mondo. Invasa dai giapponesi e liberata dagli americani con una delle battaglie più feroci della Seconda guerra mondiale, nel 1972 vi fu ritrovato il soldato giapponese Shoichi Yokoi, ignaro della fine del conflitto. Il primo esploratore a raggiungere l’isola fu, molto probabilmente, Ferdinando Magellano nel 1521; dichiarata possedimento della Spagna nel 1565 col nome di San Juan, tra il 1668 e il 1815 divenne un’importante tappa sulla rotta spagnola che legava il Messico alle Filippine. Gli abitanti sono 178.000, secondo il censimento del 2009, con una maggioranza chamorro (47%), un quarto di filippini (25%), asiatici (18%) e un 10 per cento di bianchi.

Dati e cenni storici che farebbero pensare a tante suggestioni, fuorché a quella sportiva del calcio. Eppure la febbre del football ha attecchito anche a queste latitudini. Sette squadre danno vita alla Budweiser Soccer League Division One, mentre dieci sono in Seconda divisione, in un regime di semiprofessionismo dove si trovano alcuni giocatori stranieri, in particolare francesi e olandesi. Tutte le partite si giocano all’FA National Training Center di Hagatna, la capitale, più simile a un villaggio che a una città. Ed è qui che si consuma la nostra storia, fatta di sconfitte e caterve di gol subiti. Si tratta del Doosan FC, inizialmente fondato dai dipendenti di un’azienda coreana, che a febbraio è diventato famoso suo malgrado, assurgendo alla gloria planetaria grazie alle pagine del sito della Fifa che ne sottolineava l’ennesima sconfitta, la più pesante della stagione sotto il profilo numerico contro i Rovers, un 24-1 che lascia poco all’immaginazione. Chi ha scritto quell’articolo ha utilizzato la parola «umiliante» senza un approfondimento, senza pensare a chi veste quella maglia, attratto solo dalle cifre inusuali per una partita di calcio.

A Guam le squadre non hanno un vero e proprio presidente, diciamo che si punta più sull’autogestione dove l’allenatore è l’unico punto di riferimento. Il Doosan FC in diciotto partite ha subito 183 reti e ne ha fatte 15, pareggiando una volta, perdendo sedici match e vincendone uno a tavolino dopo aver perso sul campo 12-0. Nel 2012-13 le partite perse sono state 20, con 17 gol fatti e ben 154 subiti. L’ultima vera vittoria risale al 2011-12, quando si chiamava Guahan ICRC (a Guam i club cambiano spesso nome secondo lo sponsor), ma quella era una squadra con giocatori forti, che però alla prima occasione hanno cambiato casacca. Geraldo Lundo è l’attuale allenatore che ha rifondato il Doosan FC con studenti e ragazzi appena diplomati, sergente maggiore, adesso fa l’ispettore di cibi e farmaci per il governo dell’isola. Si occupa anche della sezione di calcio a 5 e quella di beach soccer, a volte cambia la proprietà ma lui resta. Jill Espiritu, responsabile del dipartimento marketing e comunicazione della locale federazione, dice di Lundo: «È l’anima del club». Ma resta maledettamente difficile modificare le cose in una situazione del genere.

Molti calciatori a Guam sono soldati dell’esercito statunitense che non ha una propria squadra, così si dividono fra le formazioni dell’isola. In Nazionale, invece, giocano ragazzi che studiano all’estero, la maggior parte nelle università degli Stati Uniti: «Oltre a ricevere un’eccellente educazione possono migliorarsi nel football e divenire più competitivi», ha detto il Commissario tecnico Gary White, inglese, che può contare anche su calciatori che militano nel campionato filippino o meglio ancora nella Mls, come Adolph Joseph DeLaGarza (L.A. Galaxy). Affiliata all’Afc, confederazione asiatica, Guam è un puntino nell’Oceano Pacifico da cui è quasi impossibile emergere tirando calci a un pallone. Qui è più facile parlare di droni e aerei da caccia che di Andrea Pirlo, la sua posizione geografica, infatti, ne fa un hub militare irrinunciabile per gli Usa.

Alla fine per il Doosan FC la vera umiliazione sarebbe smettere di giocare, perché gli altri sono più forti e più bravi, perché subisce troppi gol, ma quello che conta per i suoi giocatori è solamente praticare il football e spassarsela. Così, per quante reti potranno subire, ogni volta continueranno a scendere in campo davanti a 1.500 persone, quanti spettatori contiene lo stadio federale, divertendosi.

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