Nerazzurri siamo noi

Nerazzurri siamo noi

Nerazzurri siamo noi
prefazione di Roberto Boninsegna
pagine 228
euro 15,00
lingua italiano

 

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L’Inter… sono le cose più belle e le cose più brutte della mia vita di calciatore, sono quella maglia che ho sognato e quella squadra che mi ha fatto aspettare per troppi anni, sono le vittorie che ho vissuto e quelle che ho visto soltanto da lontano.
Dopo cinque anni nelle giovanili nerazzurre, al momento di entrare nella rosa della prima squadra, di giocare finalmente nel calcio che conta, pesano ancora oggi quei tre anni lontano da Milano, quei prestiti annuali, al Prato, al Potenza (e fu l’anno più brutto: avevo chiesto di rimanere vicino a Mantova ma mi risposero che se non andavo a Potenza dovevo smettere di giocare), al Varese, mentre l’Inter vinceva tutto quello che poteva vincere, mentre io perdevo gli anni migliori, miei e della squadra, le vittorie importanti.
Ogni anno mi prestavano, ritornavo e ripartivo, fino a quando mi vendettero al Cagliari. Una stagione bellissima, che mi permise di indossare finalmente la maglia azzurra ma era anche quella azzurra e nera che continuavo a sognare! È arrivata, l’anno dopo, nello scambio con Domenghini, Gori e Poli e mi ha permesso di vivere quei sette anni bellissimi, da titolare, nello stadio che ho amato e davanti a tifosi che mi hanno sempre capito e amato e ai quali rimpiango di non aver potuto dare più anni a San Siro. Sì, perché dopo l’Inter è arrivata la Juventus, la nemica storica: un passaggio doloroso anche perché un’altra volta ho capito che l’Inter pensava di non aver bisogno di me. E invece a Torino ho dimostrato di valere ancora, di poter contribuire a vincere trofei di grande prestigio, anche se ero stato ceduto perché ormai la società e il presidente Fraizzoli pensavano che fossi ormai un calciatore a fine carriera.
Certo il mio carattere non mi ha aiutato: se avessi assunto atteggiamenti più morbidi, se fossi stato più accondiscendente, forse avrei potuto viaggiare su una strada meno accidentata ma è anche grazie al mio carattere che sono riuscito a rimanere a galla, a non lasciarmi demoralizzare negli anni iniziali in serie B, alla mia cessione alla Juventus o quando in Nazionale sono riuscito a giocare soltanto grazie all’infortunio di Anastasi, perché purtroppo Valcareggi non ha mai creduto veramente nelle mie capacità.
Però ho vissuto sicuramente momenti molto belli, nella mia carriera: l’anno a Cagliari, il rientro all’Inter – anche se la mia rivincita, nel veder riconosciuta la mia importanza in squadra, è stata una “vittoria di Pirro”: quegli anni ormai erano persi per sempre per me – e, dopo il disagio iniziale, gli anni a Torino.
Oggi guardo questo calcio sempre più veloce, sempre più tattico, che sta lasciando in secondo piano lo spettacolo e che diventa sempre meno bello. Non voglio sembrare uno di quelli che rimpiangono i bei tempi andati ma non si può non vedere che è cambiato molto nel mondo del calcio.
Se ci sono state persone che, in vari modi, hanno influito negativamente sulla mia carriera, c’è però chi mi è stato sempre vicino, quelle persone a cui penso sempre con infinito affetto: i tifosi della curva interista, i Boys, ai quali dedico un pensiero speciale e questo libro.

Roberto Boninsegna

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