Valentina, un Mignolo per la pallavolo

Valentina Biccheri

In una mano la valigia, nell’altra l’elastico per legare i lunghi capelli biondi e liberare gli occhi color nocciola rivolti verso il futuro che è una terra straniera, un orizzonte da conquistare. Da Marsala, in riva al mare, puoi sentire il vento caldo del deserto che porta con sé le storie di un continente ferito, perché è lì, in Sicilia, la nuova tappa del cammino di Valentina Biccheri, pallavolista aretina e opposto della Sigel, in B1.

Valentina Biccheri

«All’inizio la pallavolo è stata una scelta come un’altra, non ci andavo volentieri, adesso invece è il mio lavoro», dice Valentina, un lavoro del quale non può fare a meno e che l’ha portata in giro per l’Italia. Pavia, San Casciano, Frosinone, Orvieto, adesso Marsala, lei vuole giocare, una scelta più difficile di quello che si può immaginare perché significa salire e scendere di categoria, come un giudizio sul tuo valore e sul tuo rendimento: «Preferisco essere titolare che stare in panchina, per questo vado dove ho questa possibilità. Spero di avere una vita sportiva lunga, perché al momento non riesco proprio a immaginarmi senza la pallavolo, per questo voglio battere il ferro finché è caldo e vivere di sport». Nel 2008 con la Nazionale Juniores ha vinto l’Europeo, 3-0 alla Russia in finale: «Probabilmente il momento più bello della mia carriera, quando ancora ero nel Club Italia».

Mamma Rossana fa la commessa, babbo Franco il carabiniere, NAS di Firenze, ma non si sono mai persi una partita: «Se devo ringraziare qualcuno per tutto quello che ho fatto sicuramente i miei genitori. Io sono figlia unica e loro hanno avuto il coraggio e l’amore per farmi andare via di casa a quattordici anni, quella che sono è iniziata in quel momento e con quella scelta». Permalosa e allegra vive lo spogliatoio come un fortino inespugnabile: «Non è facile mettere d’accordo dodici donne, ma io ho sempre trovato compagne eccezionali che sono diventate rapporti indissolubili, sono stata fortunata e al tempo stesso sono un tipo socievole», condividendo vittorie e sconfitte, schiacciate e recuperi miracolosi, sguardi di fuoco per ogni punto perso e pacche sulle spalle per ogni palla conquistata.

Valentina Biccheri

Diplomata all’ITIS, in chimica, si è da poco laureata in Scienze dell’educazione e della formazione: «Una laurea telematica visti i miei continui spostamenti e mi piace il rapporto che si può instaurare con i bambini. Avevo provato il test d’ingresso a Fisioterapia, poi mi sono presa un anno sabbatico». Viaggiare per conoscere e per crescere: «Ti apre la mente, cambi modo di pensare, conosci altri posti, cresci prima rispetto alle tue coetanee. Con la pallavolo ho visto Cina, Giappone, Stati Uniti, Turchia, adoro assaporarne i cibi, quando smetterò di giocare mi concederò qualche viaggio che adesso non posso permettermi».

Non esiste una Valentina senza la pallavolo, sport che, come tutti a livello professionistico, non ti lascia molto tempo libero, tra allenamenti, partite, trasferte: «La settimana è molto intensa e non c’è spazio per altro. Io voglio dare il massimo per non avere rimpianti, per non dover dire “avrei potuto fare”. Ogni tanto penso a quando finirà e mi preoccupa il distacco, ritrovarmi nel mondo comune, senza le mie compagne; penso che mi piacerebbe rimanere nell’ambiente, sarebbe fantastico». L’altezza è sicuramente un suo punto di forza, così come il braccio veloce, «la battuta è uno dei miei fondamentali migliori», deve invece lavorare sul salto, lei che è un opposto, il braccio forte della squadra, quella che riceve più palloni e attacca anche dalla seconda linea. Ed è in quegli attimi, mentre sei in volo, con le dita pronte a colpire la palla con tutta la forza o la delicatezza possibili, è lì che si focalizza il lavoro di settimane, mesi, anni: «L’autostima è fondamentale, ma si tratta di un gioco di squadra e alla fine si vince e si perde tutte insieme. Può succedere di smarrire la concentrazione, l’importante è ritrovarla velocemente».

Valentina Biccheri

Valentina non è solo una sportiva, è pure una ragazza, un corpo sul quale ha voluto fissare alcuni momenti della sua vita: «Quattro tatuaggi, ognuno col suo significato, due sportivi e due personali, altro non posso dire: sul braccio destro la scritta “every end is just a new beginning”, sull’avambraccio sinistro una mandala (rappresenta, secondo i buddhisti, il processo mediante il quale il cosmo si è formato dal suo centro; attraverso un articolato simbolismo consente una sorta di viaggio iniziatico che permette di crescere interiormente, ndr), una scritta coreana sul polso e infine la parola “revoltosa”. La modella? Io ho un buon rapporto col mio fisico e non potrebbe essere diversamente visto che faccio sport, anche se come donna vedo prima i difetti. Comunque, se capitasse l’occasione perché no, ma deve essere solamente un gioco vissuto con leggerezza, niente che mi possa distogliere dalla pallavolo e dall’essere una giocatrice professionista».

Ama fare shopping, mangiare dolci (ma non cucinare), Ken Follet, il cinema, l’hip hop, la musica latinoamericana, i cavalli, la sua città natale «è il mio rifugio, è casa, gli amici, il Saracino», non pensa a legami seri e non si vede sposata con figli. Sul profilo Facebook si è data il soprannome di Mignolo, da “Mignolo e Prof.” il cartone animato di due topi da laboratorio: «Ce lo siamo date io e una compagna di casa qualche anno fa», dove Mignolo, secondo i creatori del personaggio, «è molto più aperto di Prof. e non lascia che i problemi gli rovinino la giornata».

Valentina Biccheri

Ma non crediate di poterla conquistare con facilità, perché Valentina è ben piantata nei binari della sua vita e ogni stazione è una scelta che ha fatto e che rifarebbe senza tornare mai indietro. I suoi occhi color nocciola, dal suo metro e novanta di altezza, possono pure intimorire (non solo le avversarie) mentre scrutano l’orizzonte pensando al prossimo viaggio e a una città per giocare.

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